Il tema del seminario odierno vuole fare emergere la necessità che la triade: medico, malato e deontologia, siano in assonanza con l’etica medica, quella unica percepita, che va oltre la ragione, di cui parla Ippocrate affrontando la centralità del malato e che rappresenta il Faro dell’Arte medica.
Le obbligazioni deontologiche, sancite dal nostro Codice, spesso vengono aggiornate soprattutto dall’articolo 12 in poi (quelle comportamentali in tema di responsabilità e metodologia) proprio per il fatto che spesso il positivismo, subentrato al vitalismo umanistico in medicina, ha assunto un valore assoluto in medicina scavalcando l’unicità del soggetto uomo e delegando l’osservazione preconcetta nosologica e nosografica della malattia a rappresentare, in termini di diagnosi oggettiva e terapia (LLGG), l’individualità clinica del malato; soggetto del suo stato peculiare di sofferenza…
Il medico in definitiva non può affidarsi in modo esclusivo al positivismo della scienza che per definizione indaga sull’oggetto, ma deve usare la scienza, caso per caso, in quanto ogni malato, portatore di una certa malattia, sarà differente dal precedente e degno di essere considerato con l’attenzione clinica di soggetto storico; in termini di terapia e prognosi...
